Ieri sera sul prato della masseria Vaccarella mi sono goduto un'ora abbondante della musica che preferisco in questi ultimi mesi della mia vita, ovvero i Baustelle.
C'era molta gente ma non moltissima, un'affluenza prevedibile considerando il livello di popolarità della band che da fenomeno di nicchia si è ritagliata uno spazio di fama circoscritta a questo duemilasei con due singoli meravigliosi, ben più di quanto l'orecchiabilità del riff di chitarra (La guerra è finita) o dei synth (Un romantico a Milan) lasci cogliere.
Io ero lì dalle 19, alle 22 hanno cominciato a suonare i Discodrive, band che non avevo mai sentito. Tre elementi, un bassista e un batterista "fissi" e un terzo elemento che si alternava dalla chitarra alla batteria. Tutti e tre vocalist, alternavano l'esposizione delle liriche in maniera abbastanza interessante, ma il vero leader era il batterista, sicuramente il "personaggio" dei tre.
Puntano molto proprio sulla corposità del ritmo dei loro pezzi, dato che la batteria (soprattutto) e il basso (molto) sono i principi del loro sound, con anche alcuni spunti più ricercati soprattutto nell'utilizzo che fanno dei mezzi tecnici a disposizione.
Di suonare, suonano benissimo, davvero bravi, pagano debiti a Cauterize, Yellowcard e persino ai Dresden Dolls, soprattutto a livello concettuale.
Il loro problema è che in 50 minuti di performance, hanno dimostrato un po' troppa ripetitività. Sarà il loro stile, ma devono snellire alcuni pezzi e soprattutto migliorare le liriche, discretamente povere (testi in inglese) anche se molto diradate nel mare di percussioni che hanno proposto.
Gli altri tre gruppi sono andati per funghi, causa problemi dell'organizzazione (niente sound-check)
La volta dei Baustelle. Punto primo, giusto perchè slegato dall'analisi della loro performance: Rachele Bastrenghi è divina! Io sono innamorato della sua voce, ma vista da vicino è anche, e decisamente, molto più affascinante che vista in tv.
Hanno esordito con I Provinciali, e il bello di questi concerti è che si, ci troverai meno gente che a un concerto di Ligabue o Tiziano Ferro, ma tutti conoscono tutti i testi a memoria, perchè i Baustelle sono un gruppo che o lo ami per davvero, oppure ti rimarrà estraneo nel mare di musica da radio che abbiamo in Italia.
Provinciali cantata in coro, dunque. Poi è la volta di Sergio e poi esplode il riff de "La guerra è finita".
E' toccato poi a un revival di pezzi del 2000, del loro primo disco (Sussidiario illustrato della giovinezza), il più bel disco di musica pop con contaminazioni francesi che gli anni 80 abbiano mai prodotto, anche se è stato concepito oltre un decennio dopo...
Martina, poi la Moda del lento (dal secondo omonimo album), poi Un romantico a Milano, che con mia sorpresa ha riscosso i maggiori pop della serata, ben oltre "la guerra è finita", dimostrandosi il loro vero cavallo di battaglia de "La Malavita" (ed è anche giusto così). Poi la volta di Cin Cin, del secondo album, conclusa con una citazione di "Je t'aime ma non plus" a rinfocolare ancora la loro passione per la musica francese (e Rachele è una grande amante di Benjamin Biolay).
Poi il Bianconi si sposta alle tastiere e Rachele conquista il palco: penso subito a Revolver, e invece ci fa La Canzone del parco (primo disco). Un capolavoro anche questa, ma l'amaro in bocca per l'assenza di Revolver dalla scaletta rimane.
I Bau se ne vanno. Ma tutti capiscono che è una finta e tempo 5 minuti di break tornano sul palco per le ultime 3 canzoni: Il Corvo Joe (liricamente, probabilmente la loro miglior traccia), A vita bassa (che ha fatto entusiasmare le ragazzine vicino a me) e in chiusura la Canzone del Riformatorio (opinione personale: la loro miglior performance della serata, l'hanno suonata davvero da dio).
Tutto finito? No, a furor di popolo, ci hanno regalato due pezzi su richiesta, visto che per tutto il concerto tra un pezzo e l'altro, il sottoscritto e molti altri urlavano "Le Vacanze" e soprattutto "Gomma".
Ci hanno fatto "Gomma", forse la mia canzone preferita, mi ha emozionato nonostante non fosse arrangiata alla perfezione (il sound dei synth era praticamente assente, probabilmente perchè non era in scaletta) e in chiusura, "Le vacanze dell'ottantatre", che ha suggellato un ora addondante di emozione davvero avvolgente.
Incredibile che non abbia sentito nessuno chiedere "Arriva lo ye-ye", grande assente della serata insieme a Revolver, Il Nulla (questa la volevo davvero tanto), Cuore di Tenebra e Love Affair (incredibile anche questa esclusione, si vede che non tengono troppo in considerazione il loro secondo disco, visto che hanno escluso entrambi i singoli estratti).
Emozione splendida, se non conoscete i Baustelle, procuratevi qualcosa. Dal loro sito (
http://www.baustelle.it) mi sa che si può scaricare qualche pezzo. Una volta Bianconi disse "compratevi il nostro CD, masterizzatelo almeno una volta e la copia masterizzata lasciatela su un sedile dell'autobus, in modo che qualcuno incuriosito da quell'anonimo CD possa scoprire una musica a lui familiare".