Why?
Ciao, mi chiamo Felice Russo e sono uno studente del secondo anno di Scienze della Comunicazione.
Il motivo della mia presenza sul web è presto detto: dare la
possibilità di condividere, in maniera quanto più efficente possibile,
il materiale didattico offertoci dai professori o gli appunti elaborati
da me o altri studenti; creare un sentimento comune d'appartenenza alla
nostra facoltà per migliorarla.
Credo (e spero) che non sia poco. Arrivederci in facoltà.
The life and opinions of...
Quando alle
3:00 circa di un mattino nebbioso del novembre 1985 una donna sulla quarantina
dava alla luce il suo terzo figlio conoscendo già il suo nome, nessuno
immaginava si sarebbe chiamato Felice. Tanto meno io che in quel frangente non
avevo possibilità di parola. Potevo del resto immaginare che quel nome
pronunciato dopo il mio cognome avrebbe generato innocente, ma sempre sgradità, ilarità?
Certo, sempre meglio che chiamarsi Vacca Felice o giù di lì, ma forse un nome
diverso mi avrebbe illuso meno in futuro. Perchè chiamarsi Felice è un impegno!
Chi può impegnarsi alla felicità se abita a Statte?
Strano modo
per descriversi! Comincio con il luogo anziché con la persona, ma questo a voi
non frega, perchè siete solo degli incalliti voyeurs se state leggendo questa
pagina.
Statte è un
piccolo paese che si erge su una ridente collina dalla quale si può ammirare lo “stupefacente” panorama offerto
da una delle più grandi industrie siderurgiche d'europa: l'ILVA. Uno spettacolo
ammaliatore, con i suoi fumi bianchi alla mattina e psichedelici alla sera,
degno di un concerto dei Pink Floyd.
Ho
frequentato per tre anni un asilo gestito da suore. Ah, bei tempi quelli...
Salivo sullo scivolo e mi buttavo giù a piedi uniti per prendere in pieno
quello che era sceso prima di me. Fu fantastico quando ci fecero pigiare l'uva
con le mani per fare il mosto; il vino devono esserselo bevute le incappucciate
perchè dopo poco se ne andarono.
Io comunquecominciai la scuola elementare. Ero felice... i primi 5
minuti. Poi cominciai a ricevere calci nelle...sotto la cintola,
ecco, e da lì non capii più niente fino alla quinta elementare.
Ricordo ancora la cara maestra Agata il giorno in cui mi consegnò la
licenza quando mi si avvicino all'orecchio per sussurrarmi (gridando)
di studiare di più. In verità la matematica mi piaceva, ci pensò però
la professoressa Pergola a farmi cambiare idea mostrandomi che la
matematica era un'opinione: la sua opinione e cioè che io non ero fatto
per la matematica. Quando anni dopo incontrai una sua "cara amica" a
farmi da professoressa di matematica (G. Colucci) capii che non avrei
intrapreso studi scientifici. Ed infatti tra un 2 ed un 3, tra un 3 ed
un 4, tra un 4 ed un 5 (5= periodico) arrivai al quinto anno. arrivò la
gita a praga e poi gli esami di maturità, fatti con la febbre a 40°.
Come non dimenticare il voto finale? Quale inatteso atto sodomico...
Conclusasi
senza ritardi (fortunatamente) la parentesi della scuola dell'obbligo mi trovai
di fronte ad un bivio: Magnum doppio strato o Magnum cioccolato bianco? Mentre
sceglievo con cosa rinfrescare i bollori postumi dell'esame d'immaturita
(quella dei miei professori s'intende e a questo proposito sostengo che la vita
li abbia bocciati tutti) qualcuno scelse per me la facoltà dove continuare i
miei studi. In un caldo pomeriggio d'agosto una telefonata di mia sorella,
entusiasta, mi avvisava di avermi iscritto al test d'ammisione per la facoltà
di scie(men)ze della comunicazione a Taranto. Nulla di meglio per passare una
giornata all'insegna della scoptofilia più greve! Avevo bisogno di vedere un po' di fig...liole e allora
decisi di presentarmi lì, alla selezione.
Incontrai mia ex compagna di classe, presagio funesto. Cominciai a segnare
caselle alla rinfusa e a chi mi chiedeva consigli non potevo che rispondere con
quel che avevo spuntato io. Ero sicuro che sarebbe stata l'ultima volta in via
Grazia Deledda.
Qualche
settimana dopo, mentre rimestavo il mosto in cantina (un mosto che non
diventò uno dei migliori vini di casa Russo...) una voce di un amico si
congratulava con me per la buona riuscita del test: ero arrivato
quarto. Opporsi al fato, questa la morale compresa solo allora, per me
era impresa vana.