Archivio di Luglio 2006

Le banlieue non sono poi così lontane (2)

Giovedì 13 Luglio 2006

E’ uscito oggi un articolo su vari quotidiani locali che potrebbe essere una risposta al primo post del Muro del Pianto.
Dico potrebbe perchè, come già scritto, alle facili (e false) promesse siamo abituati.
L’unico, però, che in effetti può qualcosa per noi è il prefetto Blonda, l’unica figura politica che in questo momento potrebbe spostare d’ufficio la sede della facoltà e chissà…

Allego a questo post il file pdf con all’interno copia dell’articolo uscito stamane. Per coloro i quali dispongono di connessioni lente consiglio invece il download del secondo file contenente solo testo.

Università a rischio (originale)

Università a rischio (solo testo)

Le banlieue non sono poi così lontane

Martedì 11 Luglio 2006

E’ triste dover cominciare all’insegna della negatività, ma i reiterati atti di vandalismo ai danni della nostra facoltà non possono passare sotto silenzio come qualcuno vorrebbe. Perchè sembra quasi omertà timorosa quella di coloro che sovraintendono la nostra facoltà. Lasciatemelo dire: è impossibile che siano solo gli inservienti e la segreteria a sapere delle scorribande notturne dei disadattati di turno (che è ovvio siano sempre gli stessi a giudicare dal tipo e dall’entità dei danni che questi provocano…). Perchè non si avvisano i media della zona per rendere nota la nostra condizione?

Aldilà di facili giudizi sui “frequentatori notturni di via Deledda”, dello sconquasso che lasciano quando se ne vanno e del senso di mancanza provato dagli studenti dopo le devastazioni (alcuni paiono più provati dalla mancanza delle “macchinette” che dalla perdita dei già pochi sussidi didattici) volendo evitare di divagare inutilmente, mi chiedo chi possa aver interesse a lasciare tutto così com’è.

Ma analizziamo ben bene la situazione, con ordine, partendo dal primo impatto: quello visivo. A prima vista la struttura appare ampia, moderna; un impressione confermata all’ingresso: ampi spazi, aule spaziose e accoglienti. Presto però l’occhio umano (che in questo caso ha il difetto di non essere affetto da presbiopia, vista la giovane età dei più) mette a fuoco dettagli difficilmente soprassedibili: il luogo è scarsamente frequentato (salvo durante la campagna elettorale, ma questo è un altro discorso e quì non voglio dilungarmi troppo, anche perchè qualcuno, prima di me l’ha già fatto egregiamente), meno durante le lezioni (a volte), la biblioteca è inutilizzabile, non esite luogo dove potersi riposare, disquisire allegramente, non c’è un telefono pubblico, non una postazione informatizzata (gira voce che internet sia una leggenda metropolitana), i distributori automatici, più che distribuire, raccolgono (i soldi) senza dar nulla in cambio…
Il quadro non è confortante visto oltre la sua cornice: l’immobile si erge al centro di un triangolo paragonabile a quello ben più famoso che ha sede al “nord” e viene detto industriale: il nostro però è la celebrazione del lento svolgersi della Natura: primo vertice è l’ILVA, a simboleggiare il lento corrodersi del tempo e della vita; secondo vertice, la DISCARICA CARAMIA, luogo simbolo del processo di decomposizione; ultimo vertice di questo nostro simbolico triangolo ottusangolo è il CIMITERO tarantino, luogo teso a simboleggiare lo stato finale del ciclo di cui tutti facciamo parte, il ritorno a ciò che eravamo: la polvere.

La risposta all’indifferenza istituzionale che ci riguarda si fa via via più chiara man mano che l’occhio dello studente, ormai avveduto, si rende conto, passeggiando attorno all’edificio, dell’incompiutezza dell’opera. Il “progetto” (quale che sia) prevedeva la possibilità di servirsi dei grandi spazi che circondano la facoltà: un abbozzo di giardino con panche (o simili) in cemento, un anfiteatro (in cemento) e più in là lo scheletro di quella che sarebbe dovuta divenire la casa del “custode”. Ahi, abbiamo messo il dito nella piaga! Il custode!

Colui che avrebbe dovuto vegliare su uno dei luoghi più importanti per la provincia: un luogo sede di cultura.
Ed è quì che si spiega l’abominevole crimine commesso da chi “può” più di noi, miseri cittadini qualsiasi: permettetemi con un sillogismo avventato di dire che siamo stati abbandonati, si, ma indirettamente, perchè è abbandonando la cultura che hanno abbandonato noi, perchè noi siamo la cultura.
La finta convinzione, tutta dei nostri organi istituzionali, che alla città serva solo “un certo tipo di cultura” (e qui faccio esplicito riferimento alle facoltà di Ingegneria e Economia) è una palese presa per i fondelli: la verità è che non si vogliono perdere i servizi (e i servigi) dell’industria tarantina. A monte c’è la sudditanza delle istituzioni (provinciali e cittadine) nei confronti dell’unico vero potere economico della città di Taranto: l’industria siderurgica e i suoi satelliti. Prima parlavo di finta convinzione perchè credo fermamente che il potere politico sia connivente del potere economico che ha interesse che si sviluppi solo un certo tipo di “cultura” (se così si può chiamare) e limitate figure professionali: proprio ciò che serve a mantenere il proprio potere.
Perchè con lo sviluppo di figure nuove, portatrici di nuove valori, si innescherebbe un meccanismo pericoloso per la grande industria e cioè l’affermarsi, o meglio il riaffermarsi, delle realtà locali, lo sviluppo di nuovi centri del potere economico.
Come fare allora, per impedire questa “apocalisse”? Come mantenere il potere? Semplice, col disinteresse e l’abbandono! E al politico di professione poco importano i cittadini, egli preferisce assecondare i voleri dei suoi “mecenati”; per coloro che si lamentano bastano le promesse: come quella di trasferirci in centro…

E poiché, come qualcuno qualche tempo fa diceva, “è solo nella costrizione che si aguzza l’ingegno” (G. Gaber, Elogio della schiavitù) possiamo veramente dirci fortunati: siamo nella condizione ideale per sviluppare le competenze che vorremmo. Gli studenti di Disagio Minorile, Devianza e Marginalità possono studiare “sul campo”, empiricamente ciò che gli compete, noi studenti di Scienze della Comunicazione possiamo ingegnarci cercando nuovi modi di comunicazione con l’esterno; per adesso l’unica cosa disponibile sono i piccioni viaggiatori: stiamo però provvedendo ad addestrarli a voli “in apnea” perchè, tra ILVA e discariche varie, la via per far valere in nostri diritti si preannuncia molto difficile.

- immagini di repertorio - by HVP

per approfondimenti
Banlieue  - Wikipedia